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Q&A Tumore della Mammella

Quali sono i segni clinici che devono far preoccupare la donna e di conseguenza andare dal medico?

La maggior parte delle neoplasie mammarie viene oggi scoperta in donne asintomatiche, mediante autopalpazione o esami strumentali, come ad esempio la mammografia eseguita in corso di screening. La donna ha un ruolo attivo e di primo piano nella diagnosi precoce del tumore al seno. E’ importante che ogni donna impari ad effettuarle in maniera corretta e regolare, al fine di conoscere bene il proprio seno e notare cambiamenti da segnalare eventualmente al medico.

L’80% delle diagnosi di tumore al seno avviene per riscontro di un nodulo mammario. Di solito il nodulo è indolente, fisso, di consistenza dura, a margini mal definibili ed irregolari e talvolta altera il profilo cutaneo della mammella. Sono da segnalare al medico anche altre eventuali alterazioni a carico della mammella, come ad esempio cambiamenti della forma del capezzolo, che risulta retratta all’interno del complesso areola-capezzolo, la presenza di secrezioni dal capezzolo, soprattutto se queste sono monolaterali.

Ed inoltre le alterazioni della cute del seno, come ad esempio l’aspetto della pelle a buccia d’arancia, cioè la presenza di una cute edematosa simile alla comune cellulite. In qualche caso questo sintomo si associa ad una aumentata sensibilità cutanea e la zona può risultare calda e arrossata o persino ulcerata.

Infine, anche un ingrossamento dei linfonodi nel cavo ascellare potrebbe rappresentare un campanello d’allarme, che richiede sicuramente una valutazione da parte del medico. Infatti, potrebbe indicare la presenza di una diffusione delle cellule tumorali dalla mammella ai linfonodi ascellari.

A tal proposito è importante ricordare l’importanza di una diagnosi precoce, in quanto da un tumore al seno individuato in fase iniziale, ovvero di dimensioni piccole e senza coinvolgimento dei linfonodi, si può guarire nella maggior parte dei casi. Basti pensare che la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è di circa il 90% in questo sottogruppo di pazienti.

Tutte le donne devono quindi aderire con fiducia ai programmi di prevenzione al fine di individuare il tumore al seno in una fase estremamente precoce, ovvero quando la lesione è identificabile solo mediante esami strumentali in considerazione delle piccole dimensioni.

Posso andare al mare durante una terapia oncologica?

Sì, è possibile andare al mare durante un percorso di terapia oncologica, ma con molta prudenza e seguendo alcune regole fondamentali.

Di fatto, il rischio principale è la fotosensibilizzazione cioè una reazione cutanea che si manifesta come rossore, bruciore, prurito, gonfiore o piccole vescicole dopo un’esposizione non corretta, anche breve, ai raggi solari.

Le pazienti con diagnosi di tumore della mammella possono essere sottoposte a diverse terapie oncologiche — come chemioterapia, terapie target, immunoterapia o radioterapia recente — che rendono la pelle più sensibile e vulnerabile al sole. È importante sapere che le reazioni cutanee possono comparire anche nei giorni successivi all’esposizione.

Di seguito, le principali regole da seguire:

  • Evitare l’esposizione nelle ore centrali della giornata (indicativamente tra le 11:00 e le 16:00).
  • Utilizzare protezioni solari molto elevate (SPF 50+), applicandole abbondantemente e rinnovandole ogni 2 ore e dopo il bagno.
  • Proteggersi con indumenti adeguati: cappello a tesa larga, occhiali da sole, magliette in cotone o tessuti tecnici con filtro UV.
  • Idratarsi adeguatamente, bevendo a sufficienza e curando l’alimentazione.
  • Utilizzare creme idratanti e lenitive per mantenere la pelle elastica e protetta.
  • Fondamentale chiedere conferma sempre al proprio medico di riferimento.

⚠️ Queste precauzioni valgono anche per le pazienti che hanno terminato il percorso di cure da meno di 6 mesi, poiché la pelle può essere ancora particolarmente sensibile.

Sottoponendomi ad un trattamento sistemico per il tumore della mammella, espongo i miei familiari a qualche rischio/pericolo?

In generale, no: i familiari non corrono rischi nella vita quotidiana se ti stai sottoponendo a un trattamento sistemico per tumore della mammella (chemioterapia, terapia ormonale, terapie target, immunoterapia). Questi farmaci agiscono nel tuo organismo e non si trasmettono per contatto, attraverso abbracci, baci, condivisione degli spazi o degli oggetti domestici.

Quando è necessaria qualche attenzione? Alcuni farmaci chemioterapici possono essere eliminati in piccole quantità attraverso urine, feci o altri liquidi biologici, soprattutto nelle 48–72 ore successive alla somministrazione. In questo periodo si raccomandano semplici precauzioni igieniche:

  • Tirare lo sciacquone due volte con il coperchio abbassato.
  • Lavarsi accuratamente le mani dopo l’uso del bagno.
  • Lavare separatamente eventuali indumenti sporchi.

Si tratta di misure precauzionali, non di situazioni pericolose nella normale convivenza.

Mi cadranno i capelli con la chemioterapia? Al termine del trattamento ricresceranno?

Molti farmaci chemioterapici utilizzati per il trattamento del tumore della mammella possono causare alopecia (caduta dei capelli) perché agiscono, oltre che sulle cellule tumorali, anche sulle cellule che si dividono rapidamente, come quelle dei follicoli piliferi.

La caduta, quando prevista, di solito:

  • inizia 2–3 settimane dopo la prima somministrazione;
  • può essere graduale o piuttosto rapida;
  • può coinvolgere anche sopracciglia, ciglia e peli corporei.

Non tutte le terapie però causano la perdita completa dei capelli: alcune possono provocare solo un diradamento.

Spesso l’oncologo consiglia di tagliare i capelli più corti prima che inizi la caduta, così da gestire il cambiamento con maggiore gradualità. Resta comunque una decisione individuale e del tutto soggettiva.

In alcuni casi, è possibile utilizzare i caschi refrigeranti, dispositivi che raffreddano il cuoio capelluto durante la somministrazione della chemioterapia. Questo riduce il flusso di sangue ai follicoli piliferi e può limitare la caduta dei capelli, anche se l’efficacia dipende dal tipo di trattamento. L’uso del casco refrigerante va sempre valutato con l’oncologo.

Infine, nella grande maggioranza dei casi i capelli ricrescono. La ricrescita inizia generalmente entro poche settimane dalla fine della chemioterapia. All’inizio i capelli possono essere più sottili o più morbidi, avere una consistenza diversa, cambiare leggermente colore o risultare più ricci.